Rassegna “Il piacere del teatro” 2011
dal 12 settembre 2011
Partirà sabato 8 ottobre la rassegna "Il piacere del teatro" al teatro comunale di Tesero organizzata dall'Associazione Filodrammatica Lucio Deflorian con il sostegno dell'assessorato alla cultura del Comune di Tesero e la Cassa Rurale di Fiemme. (prevendita abbonamenti dalle ore 17 alle ore 19 di sabato 8 ottobre presso la cassa del teatro)Pieghevole
SABATO 8 OTTOBRE 2011 - ORE 21.00
Associazione Culturale “Luci della ribalta” di Bolzano
REGALO DI NOZZE di Valerio di Piramo - Regia di Alessandro Di Spazio
La storia di Regalo di Nozze si concentra sul matrimonio della figlia minore di una famiglia borghese italiana le cui sorti si intrecciano con un campanellino e un monaco tibetano. L’allegoria generale giocata in una aria magica sono la metafora ed un pretesto di riflessione sull’amore e le sue illusioni e delusioni, sulla sincerità degli affetti, sulla rivelazione di inconsce verità e sulla pace ed il benessere interiore guidati dall’accettazione degli eventi. Il ritmo incalzante dell’intero lavoro rendono questa commedia di sicuro impatto sul pubblico, che apprezzerà sicuramente un finale a lieto fine giocato sul riaccendersi di un amore.
VENERDÌ 21 OTTOBRE 2011 - ORE 21.00
Compagnia Teatrale “... i saranno famosi” di S.ta Giustina (BL)
I RUSTEGHI di Carlo Goldoni - Regia di Dino dal Pan
Compagnia Teatrale “... i saranno famosi” di S.ta Giustina (BL)
I RUSTEGHI di Carlo Goldoni - Regia di Dino dal Pan
Scrive Goldoni: “I Rusteghi in lingua veneziana non è lo stesso che i Rustici in lingua toscana. Noi intendiamo in Venezia per uomo rustego un uomo aspro, zotico, nemico della civiltà, della cultura, del conversare. Si scorge dal titolo della commedia non essere un solo protagonista, ma vari insieme, e infatti sono quattro, tutti dello stesso carattere ma con varie tinte delineati...”
Così il poeta Gozzi dopo la prima rappresentazione:
“Dipingasi in essa il costume di alcuni padri di famiglia nemici degli onesti passatempi della società, che sempre borbottano, e tengono le mogli e i figlioli lontani da ogni divertimento... Quattro donne vi hanno parte: tre mogli e una figliola da marito, tutte in soggezione; ma con diverse maniere...”
Ed il Folena: “I quattro salvadeghi e le quattro donne, compresa la fia da maridar Lucietta, in coppia con la giovane matrigna e con l’innamorato Filipetto, e nello sfondo l’indulgente e disponibile conte Riccardo. In questo capolavoro goldoniano c’è la rappresentazione corale della società borghese veneziana, fra cittadini e mercanti, vecchi e giovani, uomini e donne, nel conflitto di mentalità e di costume, fra l’etica severa e retrograda del mercante e quella civile e moderna delle donne e dei giovani...”
VENERDì 4 NOVEMBRE 2011 - ORE 21.00
“GAD Città di Trento”
GLI INGANNATI - Accademici Intronati di Siena – Adattamento di Luigi Lunari – Regia di Alberto Uez
Questa “favola” (così venivano chiamate le rappresentazioni teatrali nel Rinascimento) è una delle più belle e fortunate commedie del cinquecento italiano. E’ uno scherzo teatrale giocoso scritto a più mani (pare in poco più di tre giorni) dagli “Accademici Intronati” e dedicato al pubblico femminile della città di Siena, che vede la sua prima messa in scena nel 1531.
In questa opera sono mescolati i principali argomenti presenti nel teatro comico cinquecentesco: un fitto intrigo dii equivoci e travestimenti, l’atmosfera ardente dell’amor giovanile, la satira del falso letterato, le patetiche smancerie dei vecchi fino all’aggressiva sguaiataggine dei servitori che sono preannuncio ai lazzi comici e spassosi della commedia dell’arte.
Leia per ri-conquistare l’amore di Flamminio non esita a andare contro tutte le regole sociali del tempo, vestendosi da uomo e presentandosi a lui in veste di gentiluomo. Da questo fatto prendono l’avvio equivoci, fraintendimenti, malintesi, ambiguità che danno origine agli spunti divertenti e talvolta ridicoli del tema umoristico principale del Rinascimento: la lotta d’Amore fra giovani e vecchi.
L’intreccio di motivi farseschi, satirici, sentimentali e quasi romanzeschi spiega la straordinaria fortuna goduta nel tempo da questa opera teatrale, tanto da far ritenere che possa essere stata fonte per la commedia di Wiffiam Shakespeare: “La dodicesima notte”.
GLI INGANNATI - Accademici Intronati di Siena – Adattamento di Luigi Lunari – Regia di Alberto Uez
Questa “favola” (così venivano chiamate le rappresentazioni teatrali nel Rinascimento) è una delle più belle e fortunate commedie del cinquecento italiano. E’ uno scherzo teatrale giocoso scritto a più mani (pare in poco più di tre giorni) dagli “Accademici Intronati” e dedicato al pubblico femminile della città di Siena, che vede la sua prima messa in scena nel 1531.
In questa opera sono mescolati i principali argomenti presenti nel teatro comico cinquecentesco: un fitto intrigo dii equivoci e travestimenti, l’atmosfera ardente dell’amor giovanile, la satira del falso letterato, le patetiche smancerie dei vecchi fino all’aggressiva sguaiataggine dei servitori che sono preannuncio ai lazzi comici e spassosi della commedia dell’arte.
Leia per ri-conquistare l’amore di Flamminio non esita a andare contro tutte le regole sociali del tempo, vestendosi da uomo e presentandosi a lui in veste di gentiluomo. Da questo fatto prendono l’avvio equivoci, fraintendimenti, malintesi, ambiguità che danno origine agli spunti divertenti e talvolta ridicoli del tema umoristico principale del Rinascimento: la lotta d’Amore fra giovani e vecchi.
L’intreccio di motivi farseschi, satirici, sentimentali e quasi romanzeschi spiega la straordinaria fortuna goduta nel tempo da questa opera teatrale, tanto da far ritenere che possa essere stata fonte per la commedia di Wiffiam Shakespeare: “La dodicesima notte”.
DOMENICA 2O NOVEMBRE 2011 - ORE 16.30
“Compagnia Bella” di Forlì
ALI DI FARFALLA di Giampiero Pizzol
Le farfalle sono una tra le più misteriose meraviglie della natura. Per scoprire questo prodigio, ecco una storia comica e poetica che sulle ali della fantasia, ci riporta ai tempi dell’Arca di Noè. L’avventura comincia dalla fine: terminato il diluvio, il simpatico vecchio si rende conto dell’evento straordinario di cui è stato protagonista: per molti giorni uomini e animali sono stati amici e felici insieme. Il sogno e la speranza di Noè diviene quello di una pace universale fra tutti gli abitanti del mondo, un luogo e un tempo dove regni l’armonia e vengano bandite guerra e odio. Su consiglio della ancor più simpatica Signora Noè, decide di scegliere un animale in grado di portare un messaggio speciale per tutti... importantissimo, perché riguarda una cosa invisibile e leggera come la speranza, delicata ed essenziale come l’anima, dolce e difficile come l’amicizia. Ma la comunicazione non è così facile: parlare e ascoltare non è semplice, intendersi e comprendersi è molto complicato. La buffa ricerca passa attraverso dialoghi con tutto un allegro e bestiale zoo primordiale. Nei difetti degli animali scopriamo così anche quelli degli uomini che parlano troppo e ascoltano poco, ragionano tanto e osservano meno. Lo spettacolo diventa un piccolo e fiabesco specchio dove si riflette la realtà della vita frenetica, distratta, veloce, confusa e a volte buffa, in cui spesso siamo immersi. Alla fine, però, troviamo sempre il desiderio di comprendere e comprendersi, essere amici e felici. Questo il desiderio che incita Noè a viaggiare in tutti i continenti per cercare chi voglia aiutarlo e, alla fine, stanco, farà ritorno a casa. Tra tutti i linguaggi del mondo esiste una parola, un disegno colorato, bellissimo, semplice, leggero, immortale come l’anima? Ci sono dei segni capaci di comunicare a tutti l’infinita bellezza del mondo? Scopriamolo assieme!
ALI DI FARFALLA di Giampiero Pizzol
Le farfalle sono una tra le più misteriose meraviglie della natura. Per scoprire questo prodigio, ecco una storia comica e poetica che sulle ali della fantasia, ci riporta ai tempi dell’Arca di Noè. L’avventura comincia dalla fine: terminato il diluvio, il simpatico vecchio si rende conto dell’evento straordinario di cui è stato protagonista: per molti giorni uomini e animali sono stati amici e felici insieme. Il sogno e la speranza di Noè diviene quello di una pace universale fra tutti gli abitanti del mondo, un luogo e un tempo dove regni l’armonia e vengano bandite guerra e odio. Su consiglio della ancor più simpatica Signora Noè, decide di scegliere un animale in grado di portare un messaggio speciale per tutti... importantissimo, perché riguarda una cosa invisibile e leggera come la speranza, delicata ed essenziale come l’anima, dolce e difficile come l’amicizia. Ma la comunicazione non è così facile: parlare e ascoltare non è semplice, intendersi e comprendersi è molto complicato. La buffa ricerca passa attraverso dialoghi con tutto un allegro e bestiale zoo primordiale. Nei difetti degli animali scopriamo così anche quelli degli uomini che parlano troppo e ascoltano poco, ragionano tanto e osservano meno. Lo spettacolo diventa un piccolo e fiabesco specchio dove si riflette la realtà della vita frenetica, distratta, veloce, confusa e a volte buffa, in cui spesso siamo immersi. Alla fine, però, troviamo sempre il desiderio di comprendere e comprendersi, essere amici e felici. Questo il desiderio che incita Noè a viaggiare in tutti i continenti per cercare chi voglia aiutarlo e, alla fine, stanco, farà ritorno a casa. Tra tutti i linguaggi del mondo esiste una parola, un disegno colorato, bellissimo, semplice, leggero, immortale come l’anima? Ci sono dei segni capaci di comunicare a tutti l’infinita bellezza del mondo? Scopriamolo assieme!
SABATO 26 ORE 21.00 e DOMENICA 27 NOVEMBRE 2011 - ORE 16.30
“Filodrammatica Lucio Deflorian” di Tesero
EN MALGAR … MA CHE OM! di Angelo De Gentilotti – Regia di Michele Longo
Il decennio che dal 1960 portò agli anni settanta fu, per la Filodrammatica di Tesero, indissolubilmente legato ad uno dei classici del teatro amatoriale trentino di allora, “L’malgàr” come ancora oggi viene ricordato. Ripreso nel 1981, prima della chiusura e successiva demolizione del vecchio teatro, rappresenta uno spaccato della vita di montagna, di quel passare lavorando giorno dopo giorno fra malghe e baite che era comune ad ogni abitante di paese in montagna e che è oggi quasi completamente scomparso. Il disegno qui riportato, realizzato da don Marco Deflorian per il manifesto del 1960, rappresenta molto bene l’atmosfera leggera, colorata e scanzonata di allora.
Il nuovo allestimento, pur con le inevitabili differenze, riprende quelle situazioni magari un po’ ingenue e fuori del tempo, per chi guarda con gli occhi smaliziati di oggi, ma al contempo immerse in un’ambientazione che parrebbe uscita da una delle prime cartoline a colori ritrovata in una vecchia scatola di latta. Una cartolina che, forse, potrebbe essere spedita anche per ricordare i 900 anni della Magnifica Comunità di Fiemme.
