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Cooperative Associate.
D.L. 24 aprile 2017, n. 50 - conversione in legge 21 giugno 2017, n. 96 - norme relative alle imprese.

Modifiche al diritto alla detrazione dell’IVA – articolo 2

Si riduce di un anno il termine entro il quale può essere esercitato il diritto alla detrazione dell’IVA sulle fatture di acquisto ricevute.
Con riferimento alla fatture e bolle doganali emesse dal 1° gennaio 2017, il diritto alla detrazione deve essere esercitato con la dichiarazione IVA relativa all’anno (anziché al secondo anno) in cui è sorto il diritto alla detrazione.
N.B. Ricordiamo che il momento in cui sorge il diritto alla detrazione coincide con quello dell’esigibilità (“Il diritto alla detrazione dell’imposta relativa ai beni e servizi acquistati o importati sorge nel momento in cui l’imposta diviene esigibile….” - art. 19, comma 1, D.P.R. 633/72).
L’imposta diviene esigibile nel momento in cui le operazioni (cessioni di beni e prestazioni di servizi) si considerano effettuate secondo quanto previsto dall’articolo 6, commi 1 e 2.
L’accorciamento del termine entro il quale esercitare il diritto alla detrazione pone dei problemi con riferimento alle fatture emesse dal fornitore in prossimità del fine anno (ad esempio, 31/12/2017) e ricevute nei primi mesi dell’anno successivo.
Nel caso in cui la fattura pervenga dopo la data della liquidazione relativa al mese di dicembre e prima della presentazione della dichiarazione annuale IVA (ad esempio, fattura datata 31/12/2017 e ricevuta nel periodo che va da 17/1/2018 al 30/4/2018) è necessario operare nel modo seguente:
     * registrazione della fattura (generalmente nel mese di ricevimento); l’IVA indicata nella fattura non farà parte dell’IVA a credito del periodo in cui avviene la registrazione e dovrà, pertanto, essere sottratta;
     * l’imponibile e l’IVA indicata in fattura dovranno essere inserite nella dichiarazione del periodo in cui l’imposta è diventata esigibile.
Esempio.
Fattura emessa in data 31/12/2017, ricevuta e registrata il 20/1/2018.
L’IVA indicata nella fattura non dovrà essere considerata nella liquidazione del mese di gennaio 2018 ma, per essere detratta secondo la nuova disposizione, dovrà essere indicata, unitamente all’imponibile, nel quadro VF della dichiarazione IVA relativa all’anno 2017.
Nel caso in cui la fattura pervenga oltre il termine di presentazione della dichiarazione annuale IVA, l’imposta addebitata in fattura non potrà essere detratta.
N.B. Lo stesso problema si pone nel caso di fatture differite emesse a fronte di DDT entro il giorno 15 del mese successivo in cui è avvenuta la cessione dei beni (anche se si tratta di una prassi poco diffusa).
Esempio.
Beni consegnati nel mese di dicembre 2017, fattura emessa dal cedente in data 10/1/2018 e ricevuta dall’acquirente in data 25/1/2018.
Il venditore indica L’IVA addebitata in fattura nella liquidazione del mese di dicembre 2017. L’acquirente registra la fattura nel mese di gennaio, ma non la include nell’IVA a credito della liquidazione del mese di registrazione. L’imponibile e l’imposta dovranno essere inseriti nel quadro VF della dichiarazione IVA annuale relativa all’anno 2017.
Il D.L. 50/2017, oltre a modificare i termini entro cui è possibile procedere alla detrazione dell’IVA (articolo 19, comma 1, del decreto IVA) cambia il termine ultimo entro il quale le fatture ricevute devono essere registrate (articolo 25 del decreto IVA - registrazione degli acquisti).
In particolare è previsto che le fatture di acquisto devono essere registrate entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale relativa all’anno di ricezione della fattura e con riferimento al medesimo anno.
Esempio.
Fattura datata 31/12/2017. Potrebbero verificarsi le seguenti ipotesi:
     * Se ricevuta entro il 16/1/2018, normalmente si provvede a registrarla in data 31/12/2017. In tal caso l’imposta viene portata in detrazione nella liquidazione del mese di dicembre; Imponibile ed Iva confluiscono automaticamente nella dichiarazione IVA annuale del 2017.
     * Se ricevuta dopo il 16/1/2018 ma entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA (si supponga che la dichiarazione sia presentata entro il termine ultimo del 30/4/2018), la detrazione dell’IVA può avvenire all’interno della dichiarazione annuale relativa al 2017, a condizione che la fattura sia registrata entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA annuale (nell’esempio, il 30/4/2018). In tal caso l’IVA addebitata in fattura dovrà essere sottratta dall’IVA a credito del mese di registrazione e il suo importo, così come l’imponibile dovranno confluire nella dichiarazione IVA annuale del 2017 e non in quella del 2018.
     * Se ricevuta dopo la presentazione della dichiarazione annuale IVA relativa al 2017, la fattura deve essere comunque registrata entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al 2018 (quindi entro il 30/4/2019. L’imponibile e l’imposta (indetraibile) dovranno confluire nella dichiarazione IVA relativa al 2018.
Qualora l’Agenzia dovesse fornire diverse e/o ulteriori indicazioni in ordine alla applicazione delle modifiche apportate, provvederemo a riprendere l’argomento.

 Disposizioni in materia di contrasto alle indebite compensazioni – articolo 3
Alcune delle modifiche normative introdotte nella versione originaria del D.L. 50 sono state già commentate. Tuttavia, poiché in sede di conversione del decreto, sono state introdotte ulteriori modifiche, si ritiene opportuno fornire il quadro completo in materia di compensazioni.

LA COMPENSAZIONE DEL CREDITO IVA

1.1 CREDITO IVA ANNUALE
L’articolo 10 del D.L. n. 78/2009 ha introdotto una limitazione al “libero” utilizzo in compensazione orizzontale del credito IVA risultante dalla dichiarazione annuale per importi superiori a 15.000 euro.
Il D.L. n. 50/17 ha ridotto il limite da 15.000 euro a 5.000 euro.
Se gli importi compensati superano il predetto limite, è necessario apporre il visto di conformità sulla dichiarazione dalla quale emerge il credito utilizzato. In alternativa alla apposizione del visto di conformità, per le società sottoposte alla revisione legale, è sufficiente la sottoscrizione della dichiarazione da parte dei soggetti che sottoscrivono la relazione di revisione.
La compensazione del credito annuale dell’imposta sul valore aggiunto per importi superiori a 5.000 euro annui può essere effettuata a partire dal decimo (non più dal sedicesimo) giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione da cui il credito emerge.
Il nuovo limite trova applicazione per le dichiarazioni presentate dal 24 aprile 2017 (vedi R.M. n. 57 del 4 aprile 2017). Pertanto, per le dichiarazioni presentate entro il 23 aprile 2017 prive del visto di conformità restano applicabili i precedenti limiti e, quindi, le deleghe di pagamento con compensazioni entro i 15.000 euro non saranno scartate.

1.2 CREDITO IVA INFRANNUALE
In nostra circolare n. 246/2017 è stato comunicato che, in sede di conversione del D.L. n. 50/2017, è stato introdotto l’obbligo di apporre il visto di conformità anche sulle istanze trimestrali (modello TR) con credito superiore a 5.000 euro. In alternativa alla apposizione del visto di conformità, per le società sottoposte alla revisione legale, è sufficiente la sottoscrizione della dichiarazione da parte dei soggetti che sottoscrivono la relazione di revisione.
Il nuovo obbligo decorre a partire dalle istanze relative al secondo trimestre 2017.
La compensazione del credito infrannuale dell’imposta sul valore aggiunto per importi superiori a 5.000 euro annui può essere effettuata a partire dal decimo (non più dal sedicesimo) giorno successivo a quello di presentazione dell’istanza da cui il credito emerge.
Chiarimenti introdotti dalla R.M. n. 103 del 28/7/2017
     * Il visto di conformità è obbligatorio se l’importo da utilizzare in compensazione indicato nel modello TR è superiore a 5.000 euro a prescindere dal fatto che tale credito sia effettivamente utilizzato in compensazione; se poi, il modello, pur evidenziando un importo da compensare maggiore di 5.000 euro, viene presentato erroneamente privo del visto di conformità, l’utilizzo in misura inferiore non ne inficerà la spettanza. E’, comunque, possibile, per poter utilizzare l’intero importo (o un importo superiore a 5.000 euro) presentare un modello TR integrativo con il visto di conformità barrando la casella “modifica istanza precedente”.
     * Il limite dei 5.000 euro è un limite annuale. Pertanto, ai fini dell’apposizione del visto si dovrà tenere conto dei crediti trimestrali chiesti in compensazione nei trimestri precedenti relativi allo stesso anno solare. Ai fini del calcolo del limite si deve tener conto anche dell’importo indicato in compensazione nell’istanza relativa al primo trimestre 2017 anche se non utilizzato.

2. LA COMPENSAZIONE DEL CREDITO DELLE ALTRE IMPOSTE
L’articolo 1, comma 574 della legge n. 147/2013 ha introdotto una limitazione al “libero” utilizzo in compensazione orizzontale dei crediti relativi alle imposte sui redditi, alle addizionali, alle ritenute alla fonte, all’IRAP e alle imposte sostitutive delle imposte sui redditi, scaturenti dalle rispettive dichiarazioni, per importi superiori a 15.000 euro.
Il D.L. n. 50/2017 in oggetto riduce il limite da 15.000 euro a 5.000 euro.
Se gli importi compensati superano il predetto limite, è necessario apporre il visto di conformità sulla dichiarazione dalla quale emerge il credito utilizzato. In alternativa alla apposizione del visto di conformità, per le società sottoposte alla revisione legale, è sufficiente la sottoscrizione della dichiarazione da parte dei soggetti che sottoscrivono la relazione di revisione.
Si ricorda che (come già precisato nella nostra circolare n. 74/2014):
     * il limite – ora di 5.000 euro – va riferito alle singole tipologie di credito emergenti dalla rispettiva dichiarazione; pertanto, ad esempio, un credito IRES di 3.000 euro “utilizzato” per versare un debito IVA ed un credito IRAP di 4.500 euro “utilizzato” per pagare ritenute IRPEF su redditi di lavoro dipendente, non obbliga alla apposizione del visto di conformità in quanto i singoli crediti non superano il limite imposto;
     * a differenza dell’utilizzo in compensazione del credito IVA, la norma non richiede l’apposizione preventiva del visto prima di procedere alla compensazione.
Il nuovo limite trova applicazione per le dichiarazioni presentate dal 24 aprile 2017 (vedi R.M. n. 57 del 4 aprile 2017). Pertanto, per le dichiarazioni presentate entro il 23 aprile 2017 prive del visto di conformità restano applicabili i precedenti limiti e, quindi, le deleghe di pagamento con compensazioni entro i 15.000 euro non saranno scartate.

3. DISPOSIZIONI COMUNI PER L’UTILIZZO IN COMPENSAZIONE DEGLI IMPORTI A CREDITO.
Come già comunicato con messaggio n. 66/2017, i soggetti titolari di partita IVA che nella delega di pagamento (modello F24) utilizzano in compensazione crediti relativi:
     * all’IVA;
     * alle imposte sui redditi e relative addizionali;
     * alle ritenute alla fonte;
     * alle imposte sostitutive delle imposte sul reddito;
     * all’IRAP;
     * ai crediti d’imposta da indicare nel quadro RU della dichiarazione dei redditi
sono obbligati all’utilizzo dei servizi telematici messi a disposizione dall’agenzia delle Entrate (direttamente dal contribuente, tramite i canali Entratel/Fisconline ovvero per il tramite di un intermediario abilitato) indipendentemente dal fatto che il modello F24 chiuda con saldo a zero o positivo.
Nella R.M. n. 68 del 9 giugno 2017, l’Agenzia fornisce l’elenco (allegato 1 e allegato 2 alla risoluzione) di quei codici tributo che, se utilizzati nella colonna degli “importi a credito compensati” del modello F24, obbligano all’utilizzo dei servizi telematici messi a disposizione dall’agenzia delle Entrate a meno che non si configuri un’ipotesi di compensazione “interna” o “verticale”.
Esempio.
Il codice tributo 2003 (IRES a saldo – incluso nell’allegato 2 della risoluzione richiamata) se utilizzato in compensazione per “versare” gli acconti IRES non obbliga all’utilizzo dei servizi telematici dell’Agenzia (Entratel/Uniconline ovvero il ricorso ad un intermediario abilitato) in quanto la compensazione è considerata “interna” o “verticale” (IRES con IRES). Se però il credito viene utilizzato, anche solo in parte, per compensare debiti di imposte diverse dall’IRES, è fatto obbligo di ricorrere all’utilizzo dei servizi telematici dell’Agenzia.
I codici che configurano ipotesi di compensazione “interna” o “verticale” sono riportati nell’allegato 3 della risoluzione n. 68/2017 sopra richiamata.
Rideterminazione delle aliquote dell’ACE – articolo 7
L’articolo 7 del decreto in oggetto modifica nuovamente l’aliquota per il calcolo del rendimento nozionale.
In particolare:
     * per il periodo d’imposta in corso al 31dicembre 2017, l’aliquota è fissata all’ 1,6 per cento anziché al 2,3%;
     * per i periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2017, l’aliquota è fissata all’ 1,5 per cento anziché al 2,7 per cento.
N.B. L’aliquota per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2016 rimane confermata 4,75 per cento. Tuttavia, per il calcolo dell’acconto relativo al 2017, l’IRES di riferimento (ossia, quella del 2016) dovrà essere ricalcolata utilizzando l’aliquota dell’ 1,6 per cento.

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